![]()
Dicembre 1998
SOCRATE: Salve Fedone. Come stai, mio buon amico?
FEDONE: Salve Socrate. Non mi posso lamentare.
SOCRATE: Se la memoria non m'inganna, ieri era un giorno
importante per te... ora ricordo! Hai dato l'esame di teoria per
la patente di guida, giusto?
FEDONE: Dici bene, o Socrate. Proprio ieri era il giorno fissato,
a distanza di circa un mese dalla mia iscrizione all'autoscuola.
La sede destinata alla prova era uno squallido oratorio di
periferia, dove mi sono recato nel primo pomeriggio. Ho aspettato
per un'ora e mezza l'arrivo degli esaminatori, ho ascoltato per
venti minuti le loro premurose raccomandazioni, ho atteso ancora
mezz'ora per l'identificazione di tutti gli esaminandi, poi
finalmente mi hanno dato quella scheda. Ho letto i quesiti, ho
risposto con calma, e sette minuti dopo avevo già finito.
SOCRATE: Come è andata? Sei stato promosso?
FEDONE: Sì, o Socrate. Non ho commesso nemmeno un errore: non
potevo fare di meglio.
SOCRATE: Bene, immagino che ora ti sentirai sollevato. Ti vedevo
un po' teso fino a qualche giorno fa, e immaginavo fosse per
questo motivo.
FEDONE: Quel che dici, o Socrate, è vero. Ma qualcosa di diverso
ora mi turba.
SOCRATE: Dimmi, di che si tratta?
FEDONE: Nulla di grave, intendiamoci. E' che mi sento un po'
vuoto, per così dire.
SOCRATE: Che intendi con codesta parola?
FEDONE: Ora mi spiego. Fino a ieri, avevo qualcosa di importante
da fare; dovevo prepararmi ad affrontare un problema, avevo un
ostacolo col quale inesorabilmente mi sarei dovuto scontrare nel
giorno stabilito; avevo, insomma, una sfida da superare, un
esame, che avrebbe messo in dubbio le mie capacità. Ora l'ho
brillantemente superato, e senz'altro ne sono felice: tuttavia,
adesso, non c'è più in me quella tensione, quello stimolo al
miglioramento che aveva caratterizzato quest'ultimo mese della
mia vita.
SOCRATE: Non ti capisco...
FEDONE: Chiarirò il mio pensiero. Fino a un istante prima che mi
dessero quel pezzo di carta con quelle trenta stupide domande,
avevo uno scopo primario al quale subordinare il mio agire. La
sera, invece di guardare la televisione o perdere in trastulli
inutili il mio tempo, sapevo cosa fare: prendere quell'odioso
manualetto e cercare di mandare a memoria cilindrate, limiti di
velocità, strade sdrucciolevoli e via di seguito. Ora, non so
spiegare come e perché, tutto ciò mi manca. E' incredibile:
sento la mancanza di ciò di cui desideravo sbarazzarmi al più
presto possibile.
SOCRATE: Consolati, ti rimane ancora l'esame di pratica.
FEDONE: Dici il vero, o Socrate, ma fatto quello? Dovrò
continuare in eterno a cercare scopi momentanei della mia
esistenza?
SOCRATE: In eterno per modo dire! Prima o poi, stai sicuro, non
avrai più di questi problemi!
FEDONE: Ti riferisci alla morte?
SOCRATE: Di cos'altro puoi essere sicuro?
FEDONE: Di nulla.
SOCRATE: E non è proprio la morte la strada che ti conduce al
nulla?
......
SOCRATE: Ebbene, dimmi, o Fedone: hai riempito il tuo vuoto?
Cosa hai fatto ieri sera?
FEDONE: Ho guardato la televisione. Davano "Brave
Heart".
SOCRATE: Anche io ho avuto modo di vedere quel film. E' molto
bello, ma è davvero molto violento.
FEDONE: Quel che dici è vero. Il sangue scorre a fiumi su quella
pellicola. Ad ogni modo, la storia di Wallace mi ha dato
occasione di riflettere.
SOCRATE: Su cosa?
FEDONE: Sulla nostra epoca.
SOCRATE: E cos'ha la nostra epoca?
FEDONE: Niente.
SOCRATE: E allora?
FEDONE: Appunto: niente. Gli scozzesi, ai tempi di Wallace,
avevano l'indipendenza della loro nazione dall'Inghilterra. Noi
cosa abbiamo? Per quale causa saremmo disposti a sacrificarci,
magari anche a sguainare lo spadone e gettarci sul campo di
battaglia?
SOCRATE: Oggi dici cose strane, amico mio!
FEDONE: Segui il mio discorso, o Socrate. In passato, gli uomini
hanno sempre avuto un ideale forte al quale donarsi, un fine
ultimo più grande di loro per il quale battersi, e con il quale
dare un senso alla vita. Gli scozzesi avevano la minaccia
inglese, gli inglesi hanno dovuto difendere la loro terra e la
loro libertà dai tentativi di invasione di Filippo di Spagna, di
Napoleone o dei nazisti. Gli stessi nazisti credevano in
qualcosa. Per non parlare poi della gloriosa storia d'Italia,
della lotta per l'unità, del Risorgimento. Pensa a quanti uomini
nel secolo scorso hanno votato la loro vita a questo alto ideale,
e pensa a quanti l'hanno persa. Mi vengono in mente Verdi,
Mazzini, Garibaldi, i fratelli Bandiera, uomini eccellenti che
hanno fatto la storia con il loro coraggio e la loro dedizione. E
noi, gente di quest'epoca?
SOCRATE: Comincio a capirti, o Fedone.
FEDONE: Non ci restano altro che surrogati di ideali: la patente, la macchina...
Guarda, leggi questo foglio.
SOCRATE: Leggo. E' inglese. "Results of the questionnaire
about E.M.U. in Einstein's Lyceum - given to 37 students of 17 or
18 years of age." Che significa? E cosa sono tutte queste
tabelle di seguito?
FEDONE: Il mio insegnante di inglese, che ha molto a cuore
l'amicizia tra i popoli, mi ha affidato il compito di raccogliere
e mettere in bella forma i risultati di un sondaggio sull'Unione
Monetaria Europea.
SOCRATE: Si tratta di questo foglio?
FEDONE: E' come tu dici.
SOCRATE: Per quale motivo il tuo professore aveva bisogno di
questo lavoro?
FEDONE: Devi sapere, o Socrate, che partecipiamo al progetto
"Giovani Europei", che prevede contatti fra studenti di
nazioni diverse nell'ambito della Comunità Europea. Il buon
Critone domani spedirà via e-mail questi dati in Finlandia, dove
immagino siano attesi con molta ansia.
SOCRATE: Perché hai tirato in causa questo argomento?
FEDONE: Fra poco il mistero ti verrà svelato. Leggi alcune delle
domande proposte, come questa...
SOCRATE: "What is good about E.M.U." - significa
"cosa c'è di buono nell'E.M.U.?" Che cos'è l'E.M.U.?
Ignoro il significato di questa sigla.
FEDONE: "European Monetary Union". Ora leggi quali sono
state le risposte più comuni date a questo quesito.
SOCRATE: Dunque, ad alcune persone è stato chiesto di dire cosa
c'è di buono nell'Unione Monetaria Europea, ed esse hanno per lo
più scritto: "Trade will be quicker and easier - European
countries will have stronger economies - Euro will be as worth as
dollar". Ebbene?
FEDONE: Ecco, ora arrivo al punto. I nostri compatrioti del
Risorgimento cercarono con tutti i mezzi di liberare e unificare
l'Italia, perché ritenevano che dovessimo essere "fratelli
su libero suol", perché credevano nel reale valore di ciò
a cui tendevano. Oggi noi andiamo incontro all'unità
dell'Europa. Per quali scopi? Per realizzare poco alla volta un
ideale di fratellanza universale? Perché in ultimo i popoli
europei sono un popolo solo? No. Per facilitare i commerci, e per
avere economie più forti. Per denaro, per egoistico interesse,
checché ne dica il nostro ex primo ministro, che ci ha
presentato l'entrata in Europa come l'ingresso in Paradiso.
Nell'Ottocento combattevamo contro lo straniero oppressore che
soffocava il nostro anelito di libertà: oggi i nostri nemici
portano i nomi terribili di Dollaro e Inflazione; gli invasori
non sono più mercenari boemi e croati, ma capitali esteri.
SOCRATE: Dici bene, amico mio. E' proprio vero.
FEDONE: In quest'epoca ci stiamo rammollendo. Non ci sono più
cause grandi per le quali valga la pena di sacrificarsi, non ci
sono più obiettivi primari per i quali vivere. Si sopravvive, si
vivacchia, ci si "lascia vivere".
SOCRATE: Sei molto pessimista.
FEDONE: E' come dici: d'altronde la realtà è pessima. Prova a
dirmi un ideale per il quale ti batteresti, e per il quale
migliaia di altre persone si batterebbero con te.
SOCRATE: L'unità europea?
FEDONE: Dai, non scherzare!
SOCRATE: La politica?
FEDONE: Ah, la politica! Una volta forse. Aveva un senso credere
in Don Sturzo, Turati, Moro, Che Guevara o forse anche in
Mussolini o Hitler, per quanto ciò che dico possa essere
discutibile. Ma, pensa alla situazione attuale. La politica ora
non è più fatta di slanci ideali; i politici mi sembrano non
essere mossi altro che da interesse personale e sete di potere.
Parlano, parlano e parlano al momento di chiedere i voti, poi
appena hanno la poltrona... chi li vede più? Già è tanto se
rimangono in Parlamento a scaldarla.
SOCRATE: Anche io a volte ho questa impressione.
FEDONE: Non è tragico il fatto che Fini sia il tuo Duce? Che
D'Alema sia il tuo Che?
SOCRATE: Semmai Bertinotti...
FEDONE: Ciò non è importante. Dimmi, o Socrate, non pensi anche
tu che siamo terribilmente sfortunati a vivere in quest'epoca? Ci
sarebbe bastato vivere trenta anni fa, e almeno avremmo avuto il
'68. Non condividi la mia convinzione? Non pensi che ci manchino
dei veri ideali per cui vivere?
SOCRATE: Mi sembra di capire, o Fedone, che avresti voluto
nascere in un altro tempo. E quale, per esempio?
FEDONE: Qualunque, non questo.
SOCRATE: La Scozia di Brave Heart si addice al caso nostro?
FEDONE: Certamente.
SOCRATE: Bene, fissiamo dunque questo come punto di partenza per
le nostre riflessioni. Come pensi che sarebbe la tua vita se
fossi un seguace di Wallace?
FEDONE: Senz'altro diversa, o Socrate. Avrei una ragione per
vivere, per lottare. Avrei un atteggiamento diverso nei confronti
della mia esistenza, e ritengo che mai e poi mai potrebbe venirmi
il dubbio che sia inutile, come l'ho ora.
SOCRATE: Dunque saresti felice?
FEDONE: Non ne sono certo, ma credo di sì.
SOCRATE: E in cosa consisterebbe questa felicità?
FEDONE: Nell'avere qualcosa di indiscutibile in cui credere e per
cui battersi.
SOCRATE: Cioè l'indipendenza della Scozia?
FEDONE: Nel nostro caso, sarebbe proprio come dici.
SOCRATE: E cosa sarebbe per te questa indipendenza?
FEDONE: Il mio scopo. Vivrei solo pensando ad essa, e a come
conseguirla. Mi sentirei utile, mi sentirei parte della Storia,
un componente essenziale del mio popolo.
SOCRATE: Ammettiamo ora che un bel giorno la tua amata Scozia
venga liberata. Prova a immaginare la scena. Stai ferrando un
cavallo nella tua bottega di maniscalco, quando un messaggero
giunge al galoppo dal sud. La gente si raduna attorno a
quell'uomo misterioso, visibilmente provato e sporco di fango. Ti
fai strada verso la piazza del mercato, e arrivi anche tu a
intravederlo di lontano. Nonostante la fatica, sul suo volto c'è
un sorriso luminoso, e la sua bocca si apre per lanciare un grido
di gioia: "Siamo liberi! Gli Inglesi se sono andati!".
E tutto il popolo esplode in un fragoroso "Viva la libertà!".
FEDONE: Sarebbe bellissimo!
SOCRATE: Ne sei sicuro? Non pensi che forse ciò che tanto brami
non è il raggiungimento dello scopo, ma l'avere la possibilità
di cercare di raggiungerlo? Io credo sia così. Non è il tuo
obiettivo che conta, ma lo sforzo verso di esso. Una volta
liberata la Scozia, ti sentiresti nuovamente vuoto e disperato.
E' paradossale, ma è proprio così. E per dimostrarti che a te
lo scopo proprio non interessa, ti ricordo che tu stesso alla mia
richiesta non hai indicato un'epoca precisa, ma hai detto
"una qualunque", e i nomi che prima hai fatto
includevano tutte le gamme possibili di pensiero politico, da
Mazzini al Che. Non è vero, amico mio?
FEDONE: E' vero, ma penso che ad ogni modo il raggiungimento del
mio scopo renderebbe definitiva la mia felicità.
SOCRATE: O mio buon Fedone, ieri mi hai detto tu stesso che aver
superato l'esame ti aveva lasciato vuoto! Lo stesso avverrebbe
con l'indipendenza della Scozia, o qualsiasi altra cosa.
FEDONE: Qui sbagli, o Socrate. L'esame di guida è una
stupidaggine in confronto a un alto ideale come la volontà di
liberare della propria terra. La mia vita sarebbe così assorbita
da questo impegno, che anche in seguito non potrei dimenticarlo.
E comunque, la libertà, una volta conquistata, dovrà essere
anche tutelata e difesa.
SOCRATE: In questo caso la libertà non sarebbe vera. E' vera
libertà quella su cui incombe una minaccia? Direi di no. E
quindi ci sarebbe ancora da lavorare. Ma mettiamo che non so
come, sprofondi l'Inghilterra assieme a tutti gli altri ipotetici
nemici nella tua patria: non ci sono più minacce in vista per la
Scozia, la libertà è compiuta. Pensaci, o Fedone, non credi che
sentiresti la nostalgia della minaccia che tu hai cercato in ogni
modo di annullare?
FEDONE: Penso di no.
SOCRATE: Ma non puoi esserne sicuro. E se liberi la mente dai
pregiudizi che ti sei costruito, vedrai chiaramente che l'esito
più probabile del raggiungimento del tuo scopo corrisponderebbe
con una perdita della tua identità. La tua esistenza consisteva
nell'opporti ai tuoi nemici, nel resistere a ciò che voleva
annullarti. Ma cessata ogni minaccia, ogni tentativo di annullare
la tua volontà, anche la tua volontà sarà cessata. Tu
esistevi, ti distinguevi, soltanto grazie al conflitto che ti
opponeva a quello che era assolutamente incompatibile con te.
Terminato il conflitto, la tua identità resterà indeterminata,
incerta.
FEDONE: Mi confondi, o Socrate.
SOCRATE: Potrebbe esistere la luce senza l'oscurità? No. Chi
sarebbe stato Wellington se non ci fosse stato anche Napoleone?
Uno dei tanti nobiluomini sconosciuti del passato. Si potrebbe
organizzare una partita di calcio con una squadra sola? Senza il
proprio opposto, ogni entità resta qualcosa di vago, di
indeterminato: è come se non esistesse. Infatti, spesso non ci
si rende conto del reale valore delle cose che si possiedono
finché non le si perde, cioè finché non si conosce il loro
opposto, la loro assenza. Tu, o Fedone, cercando un ideale al
quale donarti, stai semplicemente cercando qualcosa a cui opporti
per affermare te stesso, come se volessi urlare a squarciagola a
tutto il mondo: "Ci sono! Servo a qualcosa!". Quello
che credevi un atto di sommo sacrificio, in realtà è atto di
orgoglio, di egoismo.
FEDONE: Sono sempre più confuso, o Socrate. Perché un atto di
egoismo?
SOCRATE: Perché in fondo, tu desideri un ideale al quale
sacrificarti non per il valore dell'ideale in sé, ma per
l'effetto benefico o consolatorio che potrebbe avere su di te.
Non è egoismo questo? Non è egoismo piegare qualcosa di
estraneo al proprio bene personale?
FEDONE: Ragioni bene, o Socrate. Ora comprendo il reale
significato della mia brama di alti ideali.
SOCRATE: Questo tuo desiderio di ideali indiscutibili ai quali
donarti altro non è che il desiderio di giustificare il tuo
agire. Questo mi porta a dire che in ultimo è l'agire il vero
scopo a cui tendi, e che tu temi che esso possa essere vano.
FEDONE: Nulla di più vero.
SOCRATE: Non ti scoraggiare Fedone. Ora che sei libero dalle
false credenze che ti eri costruito, puoi meglio comprendere il
senso della nostra epoca.
FEDONE: E quale può essere? L'unica risposta possibile è che,
se le altre avevano un senso sbagliato, questa proprio non l'ha.
Si pensa solo alla vita pratica, e non si ha più la forza o la
voglia di esprimere giudizi sulla realtà, di ragionare, di
riflettere sul significato dell'esistenza.
SOCRATE: Appunto. Proprio perché in quest'epoca la Storia, o il
Fato, non ti impongono di credere all'indipendenza della Scozia o
alla rivoluzione bolscevica, è atto meritorio andare alla
ricerca delle risposte alle nostre tante domande sul tutto. Il
tuo agire deve consistere proprio in questo, nella ricerca, e
allora sarai sicuro che esso non sarà mai vano, come non è vano
ciò a cui tendi; forse non lo raggiungerai mai, ma se ci dovessi
arrivare, certamente non rimarrai vuoto come dopo aver liberato
la Scozia. Diceva un tale, di cui non ricordo il nome, che
"una vita senza ricerca non è degna di essere
vissuta"; ed è questo quello che io dico a te, o Fedone.
FEDONE: Seguirò il tuo consiglio o Socrate. Spero che possa
essermi utile.
SOCRATE: Ma certo che lo sarà, mio buon Fedone. Tu avevi dentro
di te il desiderio della Verità, o meglio, avevi il desiderio di
andare alla ricerca di questa. Tuttavia non sapevi di averlo, e
così indirizzavi le tue attenzioni verso palliativi, briciole di
quello che andavi cercando, evitando di mirare dritto al centro
del problema.
FEDONE: Ora so in che direzione mi devo muovere.
SOCRATE: Tu cercavi le risposte che volevi avere dalla vita fuori
di te, nell'indipendenza della Scozia, o in altro, non
avvedendoti che potrai trovarle soltanto in te stesso. La verità
abita all'interno dell'uomo, ed è lì che bisogna indagare.
Commenti? pmassio@hotmail.com
|