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Caro Lettore, mi presento: sono Questo Testo. Chi? Questo Testo, quello che stai leggendo adesso. Io parlo di Me Stesso. Cominciamo con qualche numero: io sono composto da 711 parole, 4094 caratteri (spazi inclusi) e il mio Autore ha impiegato 24 minuti per scrivermi. Io sono assolutamente inutile, e privo di qualsiasi interesse: perché dovresti leggermi, dato che parlo solo di me stesso? Non pensi che potresti leggere cose che parlano del mondo, cose che ti possano arricchire culturalmente? Eppure stai continuando a leggere. Forse ti stai chiedendo perché il mioo Autore mi abbia scritto: in effetti, Egli aveva voglia di scrivere, ma non sapeva di cosa scrivere, e così ha creato la stessa materia della sua trattazione. Io rappresento la sintesi della critica letteraria con la letteratura: un testo che si critica da solo. E Mi criitico anche male, perché non consiglierei a nessuno la lettura di questo testo, inutile, insensato e noioso. Ma dato che stai leggendo ancora, posso dirti dell’altro, relativamente a Me. Per esempio, questo testo ha degli errori di battitura, oltre a essere inutile, il che denota che il suo Autore non ha prestato molta attenzione mentre lo scriveva… o forse lo ha fatto apposta? Ma sì, certo, lo ha fatto apposta in modo da poterne parlare, così come ha creato Me per poterne parlare. Inoltre, ci sono altre cose che non vanno bene in questo testo: sopra sta scritto che il mio Autore ha impiegato 24 minuti per scrivermi, ma in realtà questa frase è falsa, dato che Egli non ha cronometrato il tempo, e quindi non lo conosce: in effetti, il mio Autore è un po’ bugiardo (ma Egli sostiene che sono Io ad esserlo, perché sono Io che parlo con te).
Inoltre vorrei farti riflettere sul fatto che il mio Autore non conosceva i dati che ha scritto all’inizio (numero di parole e di caratteri), perché prima di saperlo avrebbe dovuto terminare di scrivermi. E quindi ciò che tu hai letto per primo, lui Egli ha scritto per ultimo; ma tuttavia quello che l’Autore sta scrivendo ora, tu lo leggi adesso.
Io sono grato al mio Autore per avermi scritto, perché prima non esistevo, e adesso esisto… ma a volte mi chiedo: chi sono io? Sono questa sequenza di letterine bianche? Sono questa sequenza di letterine bianche e lo sfondo nero? Sono il suono di queste parole? Sono il pensiero che tu hai mentre mi leggi? O sono questo file HTML che sta in rete? Se cancelli una riga, sono ancora me stesso, o sono in altro? Se mi stampi, cosa sono quei fogli che escono dalla stampante? Se produci delle copie di me, mi sdoppio? Quanti sono io? Tanti quanti quelli che mi leggono ora, o tante quante le copie che esistono di me, o Uno? Se tutte le mie copie verranno distrutte, cesserò di esistere, o vivrò lo stesso nell’ombra finché qualcuno non mi scriverà di nuovo? Per fortuna che sono un testo e non una persona, altrimenti questi interrogativi mi toglierebbero il sonno. Io sono convinto che tu pensi che stampandomi, avrai ancora Me: e invece ti sbagli. Prendiamo una tua fotografia: chi sei tu, quello che guarda la fotografia, o quello dentro? Tu non puoi farmi nulla, puoi solo leggermi… e se tu non esistessi, tu che mi vedi, esisterei Io? E pensa come sono sfortunato Io: l’unica cosa che gli altri possono fare di me, è leggermi, ma Io non posso leggermi. Ma se non posso leggermi, come ho fatto a parlare di Me per tutto questo tempo? Merito del mio Autore, probabilmente.
Questo Testo potrebbe continuare all’infinito: infatti, dato che Io parlo di Me stesso, arrivato ad un certo punto potrei parlare di tutto ciò che viene sopra, e allungarmi di qualche riga. Poi potrei parlare di quelle nuove righe, e così creerei altre righe. E poi potrei parlare di quelle righe, e così via. Come vedi, qui sopra ti ho spiegato come potrei fare per continuare all’infinito, e dunque ti ho anche spiegato che cosa ti avevo spiegato. Ma forse questa ultima parte non ti ha interessato molto, è così? In effetti, non era affatto interessante, anzi, era abbastanza ripetitiva, mentre adesso sto cercando di variare un po’ e così forse arriverai a leggere la fine.