Numeri più che complessi: i quaternioni
Un giorno un matematico irlandese, tale William Rowan Hamilton, non soddisfatto
dei soli numeri complessi, decise di inventare i "quaternioni"; non
bastandogli la sola i, aggiunse altre due unità immaginarie,
j e k. Un quaternione assume dunque la forma:
q = a + ib + jc + kd
(dove a, b, c e d sono reali)
Come al solito, elevando al quadrato una qualunque delle tre unità
immaginarie si ottiene -1; tuttavia Hamilton capì che se vogliamo i
quaternioni, dobbiamo fare a meno della proprietà commutativa; infatti
vale che:
| ij = k; |
jk = i; |
ki = j; |
| ji = -k; |
kj = -i; |
ik = -j. |
I più "esperti" avranno notato una certa somiglianza con il prodotto
vettoriale fra i versori dello spazio cartesiano; in effetti si può stabilire
una corrispondenza biunivoca fra quaternioni puri (senza parte reale)
e i punti dello spazio. Questa relazione risulta utile per molte applicazioni pratiche.
Se i numeri reali sono un sottinsieme dei numeri complessi,
anche i numeri complessi sono un sottoinsieme dei quaternioni, i numeri
"ipercomplessi", per c = 0 e d = 0. Se per i quaternioni
non vale la proprietà commutativa della moltiplicazione, questo
non vuol dire che non valga più per i complessi o per i reali.
State anche voi pensando quello che penso io? Utilizziamo la formuletta
di prima:

con i quaternioni...
segue: ...E IPERFRATTALI
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